Sunday, February 11, 2007

Le componenti formali secondarie dell'oggetto in Twardowski

Twardowski poi parlando delle componenti materiali di un oggetto dice che:
  • Le componenti materiali di un oggetto non sono le sole ad essere "possedute". A prescindere dalle componenti formali primarie e dalle relazioni di proprietà tra di esse e l'Intero, in un oggetto composto si possono distinguere le più svariate relazioni di proprietà tra le pareti da esso possedute. Tali relazioni sono le componenti formali secondarie dell'oggetto. Tra i loro termini no compare mai l'oggetto come intero, ma sempre e solo parti di esso. Tra di esse si distinguono le seguenti relazioni:
  • Relazioni tra componenti formali primarie dove tutte le relazioni di proprietà di uno stesso oggetto hanno un termine in comune (l'oggetto stesso visto come intero ?) . Un'altra relazione appartenente a questo gruppo è quello di dipendenza causale in cui una relazione di proprietà può stare in relazione con un'altra dello stesso oggetto. ad es. l'oggetto che ha la proprietà espressa nel teorema di Pitagora per il fatto che l'oggetto 'triangolo retto' ha tre lati ed un angolo retto. Queste componenti formali secondarie sono della massima importanza per la conoscenza degli oggetti di rappresentazione e il tentativo che ogni scienza compie di scoprire il maggior numero di tali relazioni, i cui termini sono a loro volta relazioni di proprietà. A sua volta, la totalità delle relazioni di proprietà da cui si possono derivare per dipendenza causale tutte le altre relazioni di proprietà di un oggetto, si designa come l'essenza di un oggetto.
  • Hofler dice pure qualcosa di analogo, ma egli comprende come proprietà delle cose le loro stesse qualità che però non possono stare tra loro in una relazione di dipendenza causale. Da un angolo retto di un triangolo piano non segue nulla per questo stesso triangolo. Solo dal fatto che questo triangolo "ha un angolo retto" ne consegue il fatto di avere la peculiarità espressa nel Teorema di Pitagora.
  • Le relazioni tra componenti formali primarie possono essere anche di comparazione in quanto tutte le componenti materiali dell'oggetto possono essere possedute da esso o nello stesso modo o in modo diverso. A seconda della natura delle componenti materiali e del genere di composizione in un oggetto unitario così condizionato, possono svilupparsi le più diverse componenti formali secondarie del secondo grado. Tutte queste componenti formali secondarie sono tali in senso proprio perchè hanno luogo tra le componenti formali primarie. E' evidente che anch'esse si dividono a loro volta in componenti secondarie o più lontane (di secondo, terzo ordine...) , se le relazioni tra le componenti formali primarie sono a loro volta composte.
  • In secondo luogo (oltre alle relazioni tra componenti formali primarie) ci sono relazioni tra componenti materiali per le quali in un caso la loro natura dipende dalle componenti formali primarie (ad es. ci sono relazioni che appartengono alle parti di un oggetto come tali proprio in quanto sono parti). In un altro caso ci sono relazioni che appartengono alle parti dell'oggetto a prescindere dal fatto di essere parti e che sussistono egualmente se le parti di un intero sono rappresentate come oggetti indipendenti.
  • Una componente formale secondaria del primo tipo sarebbe la posizione reciproca dei tre lati di un triangolo : i tre lati sono le componenti materiali del triangolo e come tali hanno tra loro una certa relazione posizionale. Anche la relazione tra la lunghezza dei lati per cui due lati presi insieme sono maggiori del terzo è una relazione tra le componenti materiali del triangolo che inerisce loro nella misura in cui esse sono possedute come parti dell'oggetto chiamato "triangolo": la stessa relazione può sussistere anche se i tre lati non sono uniti a formare un triangolo, ma essa è certamente la condizione di tale unione. Ciò che invece appartiene interamente al secondo gruppo di componenti formali secondarie è la relazione diuguaglianza dei tre lati di un triangolo equilatero. Relazioni del secondo genere determinano la forma dell'unione delle parti materiali di un intero solo in una maniera più impropria e per questo le si chiamano componenti formali secondarie in senso improprio.
  • Con ciò non si esauriscono le componenti formali secondarie di un oggetto. Le relazioni citate infatti possono essere termini di ulteriori relazioni. La condizione secondo cui i tre lati di un triangolo stanno nella relazione a+b>c è a sua volta una relazione tra le relazioni di proprietà che uniscono i lati a formare un triangolo e le componenti formali secondarie che sussistono tra i lati.
  • Esistono poi relazioni tra componenti secondarie stesse di un oggetto, ad es. le relazioni di grandezza tra gli angoli di un triangolo, dal momento che gli angoli non sono nient'altro che l'espressione della relazione di reciproca posizione tra i lati di un triangolo.
  • Inoltre le componenti materiali si possono a loro volta scomporre e così si potranno trovare in ciascuna componente del primo ordine tutte le relazioni menzionate dal momento che questa componente concepita come oggetto, ha le componenti del secondo ordine analogamente a come le componenti del primo ordine sono possedute dall'intero ed in quanto anche le componenti formali secondarie si presenteranno in modo corrispondente. Ma nel contempo le componenti materiali del secondo ordine di un oggetto stanno in determinate relazioni con quelle del primo ordine. Le relazioni di proprietà tra l'intero e le parti più vicine e quelle con le parti più lontane, sono a loro volta termini di un certo numero di relazioni. Tali relazioni sono pure termini di relazioni, come pure quelle che hanno luogo tra le relazioni formali secondarie di primo grado (che hanno come termini le componenti materiali del primo ordine) e le relazioni formali secondarie di secondo grado.
  • Il numero delle componenti formali di un oggetto è determinato dal numero delle sue componenti materiali, ed è determinabile (a livello teorico) se è determinabile tale numero di componenti materiali.

Le osservazioni che si possono fare a tale proposito sono le seguenti:

  1. La relazione tra "il triangolo ha tre lati ed un angolo retto" e le proprietà espresse dal teorema di Pitagora non è causale, ma logica.
  2. L'essenza di un oggetto ha un rapporto privilegiato con le componenti formali secondarie ?
  3. Per quanto riguarda la critica ad Hofler, Twardowski non tiene conto del fatto che l'angolo retto non è una qualità del triangolo così come lo è il rosso. Inoltre "l'avere un angolo retto" è una proprietà, ma la proprietà non indica anche il termine subordinato della relazione ? Ed allora l'angolo retto non è pure una proprietà ?
  4. La relazione di uguaglianza tra tre lati di un triangolo non è legata all' "esser lati di un triangolo equilatero" ? La distinzione delineata da Twardowski non è così rigorosa ed univoca.
  5. La relazione tra la lunghezza dei lati, per cui due lati insieme sono maggiori del terzo è al tempo stesso una componente formale di secondo grado e una relazione tra una componente formale secondaria ed una relazione di proprietà. Tale duplice veste come si spiega ? Al tempo stesso un angolo è una qualità del triangolo ed una componente formale secondaria.
  6. Il numero degli elementi è infinito, ma il numero delle loro relazioni è un infinito di grado maggiore.

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Twardowski e le componenti formali dell'oggetto

Twardowski poi parlando delle componenti formali dell'oggetto distingue tra
  • Relazioni tra singola componente ed oggetto come intero (componenti formali primarie)
  • Relazioni reciproche tra singole componenti.
  • Vi sono però a loro volta due tipi di relazione tra le parti e l'Intero: il primo tipo comprende le relazioni per cui le parti sono parti di quest'Intero. Si tratta di quella relazione causale per cui l'Intero tiene unite le parti in cui c'è un'interazione vera e propria : le parti costituiscono l'Intero e l'Intero ha delle parti.
  • L'altro tipo di relazione ha come termini le parti e l'oggetto come un intero dove l'Intero è maggiore delle sue singole parti e l'oggetto come intero è simile o dissimile alle sue parti sotto vari aspetti. Tra l'oggetto e le sue parti v'è coesistenza, ma vi può essere anche successione (se l'Intero è un cambiamento, una durata). Queste sono componenti formali primarie in senso improprio dell'oggetto.
  • Componenti formali in senso proprio ed improprio sono in rapporto tra loro e dunque generano relazioni di secondo grado (relazioni tra relazioni) etc.
  • Le componenti materiali primarie a loro volta composte contengono componenti formali primarie (essendo esse un tutto in rapporto con le parti). Dunque si hanno componenti formali primarie di diverso grado (a seconda che si riferiscano alle componenti materiali di primo, secondo etc ordine) . Componenti formali più distanti sono quelle che risultano dall'analisi delle componenti formali più vicine.
  • In genere le relazioni si presentano come qualcosa di semplice. Ma quando l'analisi è possibile, la relazione composta non si mostra costituita da quelle relazioni che avrebbero gli stessi termini di ogni siffatta relazione : l'analisi della relazione composta comporta l'analisi di uno o di entrambi i suoi termini.
  • Il primo è la relazione causale: Un insieme U di fatti u1, u2, u3.... si designa come la causa dell'inizio W di un processo e W si designa come effetto di U, se nell'istante in cui l'insieme [ u1, u2, u3...] diviene completo, W si verifica necessariamente. I tal caso la relazione causale risulta dall'analisi di uno dei suoi termini. Al posto della causazione di W mediante U, si pone la dipendenza di W da u1, u2, u3.... Tale secondo caso ha luogo nelle relazioni di similitudine, laddove la relazione stessa viene concepita come identità parziale. Diciamo che A (abcde) è simile a B (abcdf) e constatiamo con ciò una relazione tra A e B che si può risolvere in tre relazioni di identità i cui i termini sono a, b, c.
  • Queste relazioni di identità sono relazioni del secondo ordine (formali e materiali) e non di secondo grado. Ad es. le relazioni tra l'intero e le sue componenti materiali del primo ordine si risolvono in tante relazioni tra l'intero e le sue componenti materiali del secondo ordine.
  • Tutte le relazioni di diverso grado ed ordine possono stare e staranno tra loro in nuove relazioni (di secondo, terzo... grado). Ciò sarà possibile in due modi. O i termini di queste relazioni sono costituiti da relazioni che appartengono allo stesso grado o a un grado differente, oppure i termini delle nuove relazioni apparterranno l'uno ad una relazione di n-ordine, l'altra ad una relazione di n-grado.
  • Le stesse componenti formali primarie presentano nel loro insieme una grande varietà. Secondo la natura delle componenti materiali saranno differenti il modo in cui esse formano l'intero ed il modo in cui l'intero le possiede. A tal proposito Sigwart dice bene che produce confusione il fatto che ogni cosa venga espressa come un aggregato di qualità (A=abcd), come se questa giustapposizione fosse l'espressione di una forma di connessione sempre uguale. Sigwart ha ragione nel dire che si tratta di una specie di sintesi differente e tuttavia riguarda il genere.
  • In questo senso, ogni oggetto composto è funzione delle sue parti e cioè O= f(P1, P2, P3...) dove con P si intendono le componenti materiali di primo ordine (le sue parti) . Il modo in cui esse sono contenuto sarà differente (come vuole Sigwart) e designabile come f, F, phi. Il segno di funzione indica il fatto che le parti sono contenute nell'intero, il fatto che l'intero ha le parti e che le parti formano l'intero. Se l'oggetto può essere analizzato in componenti materiali più distanti e se P1, P2, P3 sono a loro volta oggetti composti, alla prima formula dovranno seguire formule esplicative tipo O1 = P1 = f1 (p1, p2....) ; O2 = P2 = f2 (ph1, ph2) etc etc.
  • Inoltre la relazione tra Intero e parte è problematica giacchè l'Intero è già intero di parti per cui uno dei termini è già contenuto nell'altro e la relazione di una singola parte con tutte le altre parti non è sostitutiva della relazione Intero-parte (tale tema fu anticipato da Roscellino che diceva che non si può dire che una cosa sia costituita di parti e ch ci sia una relazione tra intero e parti, giacchè ci sarebbe una relazione tra una parte e se stessa)
  • Un nome per la relazione Intero-parti sarebbe quello di "proprietà". Proprietà non è come qualità (che definisce solo un termine della relazione) . Esso indica tradizionalmente sia uno dei termini della relazione (la proprietà) sia la relazione (relazione di proprietà), così come "possesso", "conseguenza", "rappresentazione", "designazione", gli ordinali quando indicano sia l'intervallo che il termine dell'intervallo.
  • Nel linguaggio scientifico "proprietà" indica la parte metafisica di un oggetto (es. il colore), la qualità che è distinguibile ma non separabile dall'oggetto stesso. ma si può proporre di indicare con essa qualsiasi relazione tra Intero e parti. In questo senso tanto "l'avere come parte 'reggimenti' e 'soldati' " è proprietà dell'esercito, tanto il consistere di minuti è proprietà dell'ora, tanto la colorazione e la tridimensionalità sono proprietà di un corpo.
  • Dunque le componenti formali primarie di un oggetto sono le sue proprietà. A loro volta, tali relazioni di proprietà sono componenti formali, ma sono anche parti dell'intero possedute dall'oggetto, come le componenti materiali. In questo caso ne deriva una complicazione infinita, in quanto tali seconde componenti formali primarie sono ugualmente possedute dall'oggetto. Forse in questo inscatolamento reciproco ed infinito sta la chiave per risolvere la questione della natura della relazione Intero/parti. Bisogna dunque, conclude Twardowski tenere conto di queste componenti formali primarie che noi designiamo come proprietà degli oggetti o come relazioni di proprietà

Le considerazioni che possono essere fatte su queste tesi di Twardowski sono le seguenti:

  1. Io invertirei l'ordine delle componenti primarie formali : a mio parere quelle che Twardowski considera improprie sono quelle logiche (ad es. ' l'Intero è simile alle sue parti' ) , mentre quelle di tipo causale sarebbero più spurie.
  2. Si potrebbe fare in questo modo : c'è una relazione (componente) formale immanente che è quella di interdefinibilità tra Intero e parti , che è una relazione la quale una volta esplicitata porta ad un inscatolamento (come lo definisce Twardowski) infinito. Ci sono poi relazioni (componenti) formali strutturali (maggiore/minore, simile/dissimile) e poi relazioni (componenti) materiali che quindi non vanno indicate come componenti formali (ad es. la causalità) e vanno studiate da scienze diverse dall'ontologia. La descrizione della causalità pertiene all'ontologia filosofica, mentre la descrizione dei diversi legami causali pertiene alle singole scienze)
  3. L'analisi di una relazione porta spesso all'individuazione di un'altra relazione da parte di un termine (o di entrambi) della relazione stessa : ad es. la relazione tra padre e figlio rimanda alla relazione tra marito e moglie.
  4. L'analisi della relazione porta dalla relazione causale (dinamica e materiale) ad una dipendenza funzionale (atemporale e formale) . Twardowski parla di causa ma intende un insieme di fattori causali che costituiscono lo stato precedente l'evento (effetto).
  5. Interessante la distinzione tra relazioni di diverso ordine forse ripresa da Carnap nella definizione delle relazioni fondamentali.
  6. Chiamare proprietà la relazione tra Intero e parti riporta tale relazione a quella tra sostanza ed accidente, e ciò non consente di conservare il ruolo dialettico della relazione stessa. La relazione rimane univocamente asimmetrica, mentre nella relazione Intero/parte c'è anche della simmetria. Il termine "proprietà" sconta l'ambiguità (anche questa asimmetrica) di definire sia la relazione che uno solo dei termini di essa.
  7. Il colore è immediatamente la proprietà di un corpo, mentre "l'avere come elementi i soldati" è proprietà di un esercito e non immediatamente i soldati stessi, mentre "l'essere consistente di minuti" è ancora un altro tipo di proprietà (una cosa è "l'avere..." ed un'altra è "l'essere consistente di..."; si può non avere x senza perdere la propria consistenza, ma non si può perdere ciò di cui si è consistenti senza perdere al contempo la proprie esistenza ).
  8. Twardowski vorrebbe dire che la proprietà di un oggetto è una relazione interna di un oggetto con uno dei suoi componenti ?

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